Punti di ristoro
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project, choreography: Stefania Tansini

dance: Miriam Cinieri, Stefania Tansini

light Matteo Crespi

sound project: Claudio Tortorici, Giovanni Magaglio

independent production

photo, video and editing: Luca Del Pia 

2020

35 minutes

Punti di ristoro è un’immersione in uno stato percettivo profondo in cui i corpi possano essere lasciati liberi di vivere nell'istante, di abbandonarsi, in una condizione di fragilità e apertura. Vibranti, sensibili, materiali.

Punti di ristoro indaga la ricerca del piacere, di quegli stati fisici o situazioni nelle quali troviamo appagamento come esseri umani. Situazioni di passaggio che spostano interiormente, che cambiano il battito cardiaco, il respiro, la tensione muscolare, l’adrenalina, in un flusso energetico che amplia spazi, che si abbatte sui corpi o li incorpora. Senza uno scopo figurato, ma in quanto corrispondenza di uno stato dell’essere.

Un abbandono al ritmo che genera e governa i movimenti, che per mezzo della loro frequenza, della loro successione o della loro ampiezza, spingono a una sorta di ebrezza.

Una perdita di sé stessi - dentro e fuori, introspettiva o estroversa - attraverso il corpo.

Un tentativo di colmare quell’incolmabile vuoto interno con un ritorno in sé stessi, con un continuo spostamento di prospettiva, di percezione, di relazione con l’altro. Un processo che cerca di dare forma a questa vita interiore, fatta interamente di energia e di sensibilità.

 

Punti di ristoro (Rest points) is an immersion in a deep perceptive state in which bodies can be left free to live in the moment, to abandon themselves, in a condition of fragility and openness. Vibrant, sensitive, material.

Punti di ristoro investigates the search for pleasure, for those physical states or situations in which we find fulfillment as human beings. Situations of passage that move us inwardly, that change our heartbeat, our breath, our muscular tension, our adrenaline, in an energetic flow that expands spaces, that crashes down on bodies or incorporates them. Without a figurative purpose, but as a correspondence of a state of being.

An abandonment to the rhythm that generates and governs the movements, which by means of their frequency, their succession or their amplitude, drive to a sort of inebriation.

A loss of oneself - inside and outside, introspective or extroverted - through the body.

An attempt to fill that unbridgeable internal void with a return to oneself, with a continuous shift of perspective, perception, relationship with the other. A process that seeks to give form to this inner life, made entirely of energy and sensitivity.